R. C. PUTIGNANO. IL ROTARY E I SOCIAL NETWORK AL “PERTINI-ANELLI-PINTO” DI TURI

IL ROTARY ED I SOCIAL NETWORK AL “PERTINI-ANELLI-PINTO” DI TURI
Con il nono incontro di sabato scorso, 25 marzo, ha avuto termine, all’Istituto “Pertini-Anelli-Pinto” di Turi, il service del Rotary club Putignano Trulli e Grotte “Il Rotary al servizio delle nuove generazioni e per lo sviluppo del territorio”. Ha introdotto il convegno la preside prof. Carmela Pellegrini che ha ringraziato i relatori rotariani per la professionalità e per la competenza. Il presidente del Rotary, ing, Francesco Mercieri, ha riepilogato agli studenti del quinto anno i vari argomenti trattati negli ultimi due mesi, dicendosi convinto di aver dato loro conoscenze fondamentali per poter affrontare, con più consapevolezza, la società complessa che li attende dopo gli esami di stato. Relatore è stato il socio del club, avv. Stefano Maria Sisto, funzionario dell’Ufficio per il Processo del Ministero della Giustizia e ricercatore dell’Università Aldo Moro di Bari. Il tema affrontato: “I giovani ed i social network: uso consapevole e prevenzione dei rischi”. Gli smartphone ed i social, croce e delizia di tutti i giovani ma anche di tutta la popolazione mondiale. Richiamando la Costituzione italiana egli ha, con forza, evidenziato come ogni persona goda, tra l’altro, di diritti inviolabili e come tra questi c’è quello alla riservatezza, alla sua privacy. Per cui, se vengono pubblicati sui social, una foto, un video od un apprezzamento su un’altra persona senza il suo consenso, questi divengono di dominio pubblico; anche se Facebook ed Instagram richiedono una preventiva accettazione di “amicizia”; non invece, Tik Tok. Se viene “postato” un fatto privato, il problema è che non ci si può difendere, per cui la persona che lo ha fatto si assume la responsabilità dell’atto. Purtroppo per i giovani, si incorre nel reato di diffamazione, che viene ritenuta “aggravata” per la sua ampia diffusione in rete. Non importa se l’autore è minorenne perché la responsabilità penale o dell’eventuale risarcimento di danni, in tal caso ricade sui genitori. Con i social viene meno anche la ricerca di un testimone da parte di chi denuncia, visto che basta uno “screenshot”, una foto dello schermo al giudice, come prova sicura. Egli ha quindi, parlato del grave fenomeno del “revenge porn”, vendetta porno: caricamento di materiale sessuale esplicito per vendicarsi dopo la fine di una relazione. Talvolta esso si verifica anche in contesti non vendicativi, come la distribuzione di pornografia senza consenso (immagini immortalate da un partner intimo e con il consenso della vittima; in altri senza che la vittima ne fosse a conoscenza, spesso quando si è vittima di violenza sessuale, facilitata dalla “droga dello stupro” che provoca, tra l’altro, coinvolgimento nell’atto sessuale non voluto) oppure la diffusa pratica del “sexting”, invio di immagini intime come pratica di coppia che, non infrequentemente, fuoriescono dall’ambito della coppia stessa andando a determinare danni del tutto analoghi a quelli prodotti dal revenge porn. Una volta “usciti” una foto o un video, non si è più in grado di controllarli- ha purtroppo, informato l’avv. Sisto- né di rimuoverli anche a distanza di anni. In questi casi non si pensa mai alla tutela dell’altra persona. Né della nostra, visto che, in caso di condanna, anche lieve ma anche di semplice informazione del “reato”, non potremo più fare tanti concorsi pubblici né essere assunti da imprese private, dato che i loro addetti alle risorse umane, nella valutazione dei colloqui, scandagliano anche i social per verificare il carattere aggressivo o meno del candidato. Quindi l’avv. Sisto ha proiettato un breve filmato tratto da “Le Iene” di qualche tempo fa, relativo a Tiziana Cantone, servizio dal titolo “Uccisa dal web”. La mamma di Tiziana nel filmato, racconta alcuni lati oscuri della vicenda che ha portato al suicidio la ragazza. Grave fatto di cronaca italiano che funse da incentivo all’approvazione del reato di revenge porn in una legge nel 2019, chiamata “Codice rosso”. Alcuni video di suoi rapporti sessuali “uscirono” su Wats App e poi su un portale di contenuti pornografici. Isolatasi, lasciato il suo impego, Tiziana chiese al tribunale, tramite il suo legale, la loro rimozione dai vari siti e dai motori di ricerca; senza successo, visto che altre immagini spuntavano sempre fuori in altri siti. Inutile anche una causa intentata per ottenere il “diritto all’oblio”. Caduta in depressione, Tiziana si suicidò con un foulard al collo. Amara riflessione della madre: tali video di atti sessuali fanno ritenere il maschio un “macho”, la ragazza invece, una prost…, una putt…, una zocc… L’avv. Sisto ha invitato i giovani ad essere molto attenti nell’uso dei social: anche un semplice “like” messo sotto un commento offensivo può generare responsabilità abbastanza grave, visto che si fa sapere di condividere l’offesa. “Dovremmo sempre pensare che, sotto un commento offensivo, c’è sempre una persona che soffre. Occorre dunque, grande rispetto degli altri!”. Il continuo riproporre sui social di foto e video lesivi della dignità di una persona, può condurre alla condanna per “istigazione al suicidio”. Di fronte al terrore che aveva preso tutti gli studenti, l’avv. Sisto ha invitato ad usarli questi benedetti social ma senza “farsi del male”; a “divertirsi” con essi ma con la “bellezza”, con le cose belle e non con le bruttezze della vita. Grande sospiro di sollievo dei maturandi!
Pietro Gonnella

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