“IL COVID a Casa !!! “. UN PROGETTO DEI ROTARY DELLA BASILICATA

Il COVID a Casa!!!

 In un momento di enorme incertezza nella lotta al COVID 19, tutti gli esperti concordano in maniera pressoché unanime, che il miglior modo di combatterlo è presidiando il territorio, arginando così i ricoveri ospedalieri! La parola d’ordine che si sente ripetere è: agire prima possibile. La terapia a casa eseguita tempestivamente, rappresenta il rimedio più efficace giacché è acclarato che riduce drasticamente l’indice di letalità, purtroppo in grande e rapida risalita negli ultimi bollettini ministeriali!

Vi è, tuttavia, la diffusa consapevolezza che questo tsunami sociosanitario stia stressando oltre ogni previsione una Sanità Pubblica, impegnata fortemente sul fronte ospedaliero, messo a dura prova dai troppi ammalati gravi che vi giungono; al momento, si fatica molto a trovare e produrre soluzioni preventive rapide ed efficaci atte ad impedire tali ospedalizzazioni.

Il Rotary, in uno spirito di sussidiarietà, intende dare un significativo impulso per ridurre la succitata criticità, rafforzando la medicina territoriale! Secondo gli esperti, la difficoltà principale per l’esecuzione di una tempestiva terapia domiciliare è prodotta da ritardi, per lo più dovuti ad un ingorgo diagnostico rappresentato dalla attuale limitata capacità a eseguire i tamponi molecolari! I laboratori pubblici seguono i legittimi ma rigorosi protocolli delle USCO e sono concentrati a tracciare ormai solamente i pazienti sintomatici conclamati con i loro contatti non riuscendo, poiché già saturi, a tracciare pazienti fragili ma a rischio più generico. I laboratori privati, anche loro ormai con lunghe liste di attesa, seguono legittime logiche di domanda privata che spesso non combaciano con criteri di priorità oggettiva.

Molti addetti ai lavori ritengono che l’avvento dei test antigenici rapidi, già legittimati da specifiche note tecniche ministeriali, può cambiare l’inerzia della gestione COVID. Al momento, grazie a una iniziativa sperimentale rotariana, sono già utilizzati con grande soddisfazione dagli operatori ADI per tracciare pazienti a rischio in Cure Domiciliari e per monitorare i medici, gli infermieri, gli OSS e i fisioterapisti più esposti.

L’idea di moltiplicare l’esecuzione di tali tamponi a tutta la popolazione, con le precise indicazioni previste e cioè nei casi in cui non vi è un chiaro “link epidemiologico”, può essere la chiave di volta per creare l’auspicato processo di “accelerazione diagnostica” e quindi della relativa e opportuna anticipazione della presa in carico e di inizio della terapia a domicilio in una fase di iniziale sintomaticità.

Tuttavia, per eseguire tali test in regime di sicurezza e di legittimità bisogna ricorrere a operatori sanitari dotati di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) adeguati e sufficienti.

Tali infermieri, al momento non sono reperibili nella sanità pubblica in quanto esiste, anche

in termini di risorse umane, una saturazione manifesta.

Una specie di “join venture solidale” con i MMG ma anche eventualmente con la Croce Rossa Italiana, la Protezione Civile e i Sindaci del territorio risolverebbe tutte le criticità organizzative, senza gravare sulla sanità pubblica ma coadiuvandola attraverso l’esecuzione di un elevato numero di test che, in caso di positività, sarebbero immediatamente segnalati alle USCO e quindi processati dai laboratori autorizzati, con i classici tamponi molecolari, questa volta eseguiti in mirati.

Poiché il Distretto 2120 è ampio e articolato con peculiarità territoriali che possono richiedere interventi diversificati, è opportuno ipotizzare assetti organizzativi diversi in funzione di esigenze specifiche di ciascun territorio.

Pertanto, con compiti di ciascuna componente comunque netti e ben definiti:

  • Il Rotary, con un ruolo di coordinamento e con la messa a disposizione dei test antigenici rapidi e di parte dei DPI necessari alla loro esecuzione;
  • la Croce Rossa, con la messa disposizione di infermieri volontari per l’esecuzione materiale dei tamponi rapidi;
  • i Comuni, con il compito di segnalare situazioni critiche eccezionali;
  • la Protezione Civile con il compito di facilitare la logistica dei prelievi di massa, se necessari;
  • i MMG che potrebbero prescrivere e/o utilizzare in prima persona tali tamponi nei casi di specifiche e impellenti necessità;
  • la Sanità Pubblica che, oltre a utilizzare tali test per i pazienti in ADI e per gli operatori preposti, attraverso le USCA e i propri laboratori certificherebbero i casi positivi e avvierebbero immediatamente la terapia a domicilio ai sintomatici iniziali, monitorando pure gli asintomatici.

Quanto suesposto è, di fatto, un impianto organizzativo di tipo modulare che prevede la messa in campo dei succitati attori in funzione dei bisogni specifici, anche subentranti.  Ogni club potrebbe “raccogliere la domanda del proprio territorio” e ipotizzare un assetto logistico, arruolando gli attori più confacenti allo scopo. In tal modo, con tale flessibilità organizzativa si potrà valutare, di volta in volta, territorio per territorio, se “testare” una scuola, un grosso nucleo familiare, un gruppo di operatori o pazienti in ADI. I medici rotariani di ciascun club potrebbero operare da filtro e da “facilitatori” di ogni processo.

È una sfida che coinvolge più attori e quindi può avere criticità organizzative. Ma il Rotary, che ha tra le sue mission l’ambizione di individuare in anticipo azioni virtuose per la Società Civile, in questo contesto vuole e deve osare per produrre un decisivo cambio di marcia alla lotta al COVID, in un’ottica di affiancamento proattivo alla sanità pubblica.

Il titolo del progetto “Il COVID a Casa!!!” rappresenta una giusta e opportuna metafora: attraverso la cura a casa possiamo veramente dare un contributo in attesa del vaccino e di terapie più specifiche che lo possano finalmente debellare…

Rotary Club Melfi. 

Banca: Intesa San Paolo, filiale di Melfi

IBAN: IT23A0306942102100000003563 —  CAUSALE :  SERVICE “COVID a casa”

 

Condividi su