Lettera del Governatore Gennaio 2019

giovedì, 03 gennaio 2019 by

Lettera del Governatore

Gennaio: Mese dell’Azione professionale

                                                                                                                                                        

Cari amici,                                                                           

l’azione professionale identifica lo spirito con cui il rotariano prende parte alla vita nella nostra società.
Paul Harris ha, infatti, scritto che “ogni rotariano è uno strumento per inserire gli ideali del Rotary nella sua professione”.

Da qui ne discende anche il concetto di “ranking” (classifica) applicato nella prassi rotariana poiché, come sappiamo, un Club Rotary è costituito da soci che entrano a far parte del sodalizio venendo inseriti in una classificazione attagliata al loro tipo di attività lavorativa.

Del resto, l’articolo 4 dello Statuto del Rotary International invita a “… informare ai principi della più alta rettitudine l’attività professionale e imprenditoriale riconoscendo la dignità di ogni occupazione utile e facendo sì che venga esercitata nella maniera più nobile quale mezzo per servire la collettività”.

Il Rotary considera perciò l’azione professionale come un utile, importante e nobile “strumento” per dare prassi al nostro motto del “Servire al di sopra di ogni interesse personale”. Per tenere fede a questo motto il rotariano vaglia sempre la congruità e la correttezza dei suoi comportamenti e ciò per una esigenza, una “necessità etica” che ci riguarda tutti perché ci permette di agire nel migliore dei modi.

L’etica, infatti, non nasce come scienza teorica, ma come scienza pratica in quanto aveva come oggetto di studio il rendere al meglio il carattere (ethos) delle persone. Questa “ricerca del meglio”deve sempre “informare” (cioè “formare dentro”) la nostra attività. Una ricerca etica, la nostra, fatta di “prassi” (le nostre azioni), ma sorretta da “teoria” (i nostri ideali). Osservando la nostra società noi abbiamo deciso di agire per il “pro sociale” (cioè “verso gli altri”) e anche quando svolgiamo azioni pratiche, tali azioni, sono il risultato del nostro modo di pensare e di “teorizzare”.
Ha scritto Goethe: “Ogni sguardo si muta in osservazione, ogni osservazione in riflessione, ogni riflessione in interpretazione. Ogni volta che ci rivolgiamo al mondo già teorizziamo”.

Sempre l’umanità ha posto domande ed ha teorizzato su ciò che è giusto fare ed è meglio fare nei rapporti personali e sociali tra gli individui. Socrate invita, ad esempio, ad utilizzare, nel rapportarci con gli altri, tre “filtri”: quello della “verità” (avere certezza che quello che stiamo per dire sia vero), della “bontà” (avere certezza che quello che stiamo per dire sia buono) e quello della “utilità” (avere certezza che quello che stiamo per dire sia utile).

L’imperatore-filosofo romano Marco Aurelio scrisse, a sua volta, che “la vera grandezza di un uomo consiste nella consapevolezza di avere nella vita uno scopo giusto, fondato sulla onesta opinione di se stesso e di tutto il resto, su un frequente esame di coscienza e su una costante obbedienza a quella regola che egli sa essere giusta”.

Più avanti nei secoli, Immanuel Kant ci suggerisce: “ Agisci in modo da considerare l’umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre come un fine e mai come un mezzo”.

Ai nostri tempi, e con umiltà, anche il Rotary, per dare sostanza etica alle nostre azioni, ha adottato (1943) la cosiddetta “prova delle 4 domande” formulata dallo statunitense Herbert Taylor:

Ciò che dico, penso, faccio:
1. risponde a verità?
2. è giusto per tutti gli interessati?
3. promuoverà la buona volontà e migliori rapporti di amicizia?
4. sarà vantaggioso per tutti gli interessati?

Le “quattro domande” di Taylor non rappresentano un “codice” o una “normativa”; rappresentano soltanto un invito.
Un invito rotariano alla valutazione di se stessi. Con semplicità.

Con la “forza della semplicità”.

Che è la “forza” del Rotary.

Viva il Rotary !

 

Lettera del Governatore Dicembre 2018

giovedì, 03 gennaio 2019 by

Lettera del Governatore

Dicembre: Mese della prevenzione e cura delle malattie

                                                                                                                                                        

Cari amici,                                                                           

i problemi della salute hanno sempre occupato un posto di preminente importanza nel Rotary al punto che ben tre delle sei aree di intervento della Fondazione Rotary sono dedicate a tali problemi (prevenzione e cura delle malattie; acqua e strutture igienico-sanitarie; salute materna e infantile). E’ poi da sottolineare che tra le espressioni fondamentali fissate dal Rotary, quando si parla della nostra “azione di pubblico interesse”, vien detto: “… è compito e responsabilità di ogni Rotary Club e di ogni suo membro cercare di migliorare la qualità della vita per tutti coloro che vivono nella comunità e servire l’interesse pubblico”.

Questa disposizione del Rotary emessa verso tutti i Club e verso tutti i soci ci spinge ad essere solidali anche sui problemi della salute. Per essere solidali occorre avere uno stato d’animo particolare per “entrare in contatto” con le necessità e con il “sentire” degli altri. Per definire questo stato d’animo, lo psicologo inglese Edward Bradford Titchener coniò, nel 1909, il termine di “empatia”; letteralmente, infatti, empatia significa “sentire dentro”.

Vi è differenza fra empatia e simpatia: il prefisso “sim” di simpatia indica “insieme con…”, mentre il suffisso “em” di empatia indica “in, dentro a…”. Per questo il termine empatia sottolinea una identificazione più profonda con i bisogni e le sensazioni dell’altro. Anche nel caso di nostre azioni o progetti tesi alla cura e alla prevenzione delle malattie l’atteggiamento empatico è fondamentale perché è il vero “terreno di coltura” dei comportamenti altruistici.

Il Rotary “sente” la necessità di agire con questi comportamenti che nascono da un sentimento profondo di attenzione verso l’umanità teso a favorire un mondo di pace e comprensione reciproca. Il grande medico italiano Augusto Murri (1841-1932) in un suo scritto (“Pensieri e Precetti”) ebbe a dire: “Medico vero non può essere chi non sente imperioso nel cuore l’amore degli uomini”. Parafrasando questa espressione anche noi possiamo dire, sorretti dai nostri ideali e dai nostri valori, che “… rotariano vero non può essere chi non sente imperioso nel cuore l’amore degli uomini”.

E di “amore imperioso nel cuore degli uomini” parla soprattutto, cari amici, questo mese di dicembre che vede l’avvento del Santo Natale.
Il mio augurio è che lo “spirito buono” del Natale, evocato da Charles Dickens nel suo “Canto di Natale”, scenda in tutti voi, nelle vostre famiglie e nei vostri cari continuando ad indicare a noi rotariani le vie dell’altruismo e dell’attenzione verso gli altri.

Vi abbraccio nel Rotary, viva il Rotary !

 

Lettera del Governatore Novembre 2018

venerdì, 02 novembre 2018 by

Lettera del Governatore

Novembre: mese della Fondazione Rotary

                                                                                                                                                        

Cari amici,                                                                           

il Mahatma Gandhi suggerì, una volta: “Non dite alla gente cosa fare, ma raccontate una storia e loro capiranno”. Per “raccontare la storia” della Fondazione Rotary dobbiamo rammentare che essa è legata soprattutto alla figura di Archibald (Arch) Klumph, 6° Presidente del Rotary International che al Congresso Internazionale del 1917 propose di istituire un fondo destinato a “fare del bene nel mondo”. Nel 1928 questo fondo fu ribattezzato Fondazione Rotary con la mission di consentire ai rotariani di promuovere la comprensione mondiale, la buona volontà e la pace attraverso lo svolgimento di progetti attuati nei settori della salute, dell’educazione, della lotta alla povertà e dello sviluppo delle comunità e “fare del bene nel mondo” divenne il motto ufficiale della Fondazione. Del resto, Arch Klumph, in una lettera inviata, nel 1929, a Presidenti di Club Rotary, scrisse: “Non dovremmo vivere solo per noi stessi, ma per la gioia che si prova nel fare il bene del prossimo”. Questo “bene” viene fatto dal Rotary attraverso la sua Fondazione operando non solo con programmi per la salute  (grande è, ad esempio il nostro progetto Polio Plus che, con la nostra tenacia, andrà a fine), ma anche con programmi di sussidi umanitari e programmi educativi (come le Borse di Studio per Ambasciatori della Pace o gli Scambi di Gruppi di Studio) assicurando anche una costante attenzione ai temi dello sviluppo economico delle comunità. La Fondazione Rotary rappresenta, quindi, il “braccio operativo” della progettualità e della azione di servizio della nostra Associazione. E’ una struttura prestigiosa caratterizzata da grande ed alacre attivismo. Un attivismo che nasce dalla nostra filantropia, dal nostro servizio (“dono”) disinteressato (“serve above self”). Martin Luther King ebbe, una volta, a dire: “ Tutti possono essere grandi, perché tutti possono donare. Ci vuole cuore per capire le necessità altrui. Ci vuole mente saggia per decidere il da farsi”.

Il “da farsi”, della Fondazione Rotary è grande ed ambizioso ed è informato dai nostri valori e dai nostri ideali. A tal proposito, è il caso, cari amici, di richiamare alla nostra memoria (con umiltà e al contempo con un po’ di fierezza) le parole a noi dedicate dal Santo Padre Giovanni Paolo II in un suo discorso del 1989: “… il nobile ideale del servire che i rotariani recano come emblema distintivo, invita quelli che contano di più a sentirsi responsabili dei più deboli e, anziché chiudersi egoisticamente nella difesa dei propri interessi particolari, a impegnarsi concretamente nella promozione del bene di tutti”.

 

Sosteniamo, allora, la Rotary Foundation, perché essa saprà sempre  indicarci il “da farsi” per permetterci di operare con… mente e cuore per la solidarietà!

Vi abbraccio nel Rotary.

Viva il Rotary!

 

Lettera del Governatore Ottobre 2018

lunedì, 01 ottobre 2018 by

Lettera del Governatore

Ottobre: mese dello Sviluppo Economico e Comunitario

Cari amici,

il Rotary dedica una costante attenzione al tema dello Sviluppo Economico e Comunitario. Questa attenzione è ribadita, tra l’altro, anche nella Visione del Rotary che recita (come sappiamo e come è bene ripetere): “Crediamo in un mondo dove tutti i popoli, insieme, promuovono cambiamenti positivi e duraturi nelle comunità vicine, in quelle lontane, in ognuno di noi”.

Nelle intenzioni del Rotary, lo sviluppo economico e comunitario deve essere teso a promuovere cambiamenti volti a migliorare, sempre più, le condizioni fisiche e morali di vita nelle comunità con l’obiettivo di affermare, un giorno, di poter pienamente vivere in un mondo di pace e di buone relazioni tra i popoli.

Due, a questo punto, potrebbero essere le obiezioni sollevabili soprattutto da chi (spero di poter dire) non è rotariano: 1) si tratta di discorsi un po’ utopistici; 2) si tratta di discorsi un po’ formalistici. Per confutare la prima possibile obiezione può essere utile la citazione di un brano tratto da un discorso rivolto agli argentini dall’allora cardinale Bergoglio (l’attuale Papa Francesco), confluito, poi, in un volumetto dal titolo ”Noi come cittadini Noi come popolo” (Libreria Editrice Vaticana-Jaca Book, 2013). Riportiamo il brano: “Un cittadino deve necessariamente vivere secondo utopie per il bene comune. L’utopia come <cammino verso> o, come direbbero gli scolastici, come <causa finale>, ciò che attrae; quello a cui devi arrivare: il bene comune. L’utopia non è fuga, con significato deteriore. Qui, invece, è in senso positivo, come causa finale, come <telos>”.

Gli scolastici citati da Bergoglio, come si sa, si rifacevano ad Aristotele, secondo il quale ogni cosa ed ogni essere vivente ha il suo telos, ovvero un suo scopo interiore che deve essere raggiunto. Un seme, ad esempio, ha un suo telos: diventare una pianta. Per quanto riguarda gli uomini, Aristotele pensava che il telos della vita umana fosse la felicità, intesa come bene comune (“sommo bene”). Non è perciò deteriore utopia puntare alla costruzione del bene comune. L’importante è crederci curando di non essere, parafrasando il Vangelo(Luca,24,25), “lenti di cuore”e, cioè, poco attivi e partecipi e, semmai, solo attenti a formalità e ad atteggiamenti di maniera. Questa ultima riflessione ci offre lo spunto per passare a confutare la seconda possibile obiezione riguardo ad un presunto formalismo dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Anche in questo caso può esserci di aiuto la lettura di un brano tratto dal testo di Bergoglio che abbiamo prima citato: “Per formare una comunità ciascuno di noi ha un <munus>,un ufficio, un compito un obbligo, un darsi, un impegnarsi, un dedicarsi agli altri. Queste categorie, che ci vengono dal patrimonio storico-culturale, sono cadute nell’oblio, oscurate di fronte all’impellente spinta dell’individualismo consumistico che unicamente chiede, esige,domanda, critica, moraleggia e, incentrato su se stesso, non aggrega, non scommette, non rischia, non <si mette in gioco> per gli altri”.

L’obiettivo dei rotariani è proprio quello di “mettersi in gioco per gli altri” per favorire, tra l’altro, anche lo sviluppo economico e comunitario attraverso l’attuazione di progetti che possono essere dai più semplici ai più complessi, ma che sempre devono vedere il nostro impegno di servizio. Del resto, il compianto Dag Hammarskioeld (Segretario generale dell’ONU negli anni sessanta del secolo scorso e Premio Nobel, postumo, per la Pace) ha lasciato scritto in uno dei suoi appunti: “Il vero potere non è quello delle <grandi> nazioni del mondo. Il vero potere è <servire gli altri>”.  

Vi abbraccio nel Rotary.

Viva il Rotary!

 

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