L’Eredità di Federico II in Basilicata: meeting online al Rotary di Melfi. Attribuzione della Paul Harris Fellow al Prof. Giampaolo D’Andrea

L’incipit di questo decimo meeting del Rotary di Melfi assume un carattere di crescente intensità e solennità per la presenza graditissima del Governatore Sergio Sernia e dei Presidenti di vari club, di Matera Raffaele Braia, di Potenza Maria Teresa Lavieri e di Potenza Torre Guevara Vito Telesca. In nome del Rotary si è instaurato un forte sodalizio duraturo per la vita. Il Governatore Sergio Sernia con dinamismo e pragmatismo esemplari ha gestito un anno rotariano, signando lapillo, come dicevano i latini, un anno memorabile da ricordare per l’intensità e la ricchezza degli interventi ed azioni sociali. Con grande sintonia il Rotary di Melfi all’unisono ha posto in essere una ricca gamma di progetti e services, segno tangibile di attenzione e cura, per usare la bellissima espressione del filosofo Levinas, alle fasce più deboli, espressione del forte senso sociale rotariano di humanitas.
Ogni meeting è stato in fondo un viaggio nella cultura, dalla storia alla scienza, dalla medicina all’arte, un viaggio di emozioni per l’intreccio di ricche umane esperienze di vita e di cultura, un viaggio che si accresce di maggiore emozione per la presenza del Governatore, vicino al Club di Melfi con meravigliosa convergenza di intenti. Egli plaude al riconoscimento dell’intensa attività del club ed al successo dei due studenti del Liceo Classico, sponsorizzati dal Rotary di Melfi, che si sono distinti a livello nazionale per aver conseguito il primo e terzo posto nel concorso “Etica e legalità nel web”.
Dopo il saluto dei Presidenti Raffaele Braia, Maria Teresa Lavieri, Vito Telesca, la riflessione della Presidente di Melfi, Giuseppina Cervellino, evidenzia l’antico fascino del tema “L’Eredità di Federico II”, figura discussa, come si evince dalle varie interpretazioni, verus imperator, secondo Papa Innocenzo III, luxuriosus, iracundus, secondo il contemporaneo Salimbene da Parma, ed ancora sovrano illuminato, secondo Voltaire ed anticristo secondo Nietzsche. La Presidente di Melfi, per una sua vocazione a sottolineare il mondo femminile, storicizza la vita di Federico II all’ombra delle figure femminili, dalla madre Costanza di Altavilla, sposa di Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, a Costanza di Aragona di 25 anni, sposata da Federico II appena 14enne, vera sposa ed imperatrice, a Isabella di Brienne, erede al trono di Gerusalemme, matrimonio voluto dal Papa per spingerlo alla crociata, madre di Corrado, a Isabella di Inghilterra, donna avvenente e ricca di cultura, matrimonio sostenuto da Pier delle Vigne, donna che muore a 27 anni, sepolta nella Cattedrale di Andria. Non dettato da ragioni diplomatiche è il vero amore per Bianca Lancia, di famiglia piemontese caduta in miseria, donna a cui dedica i versi “poi che ti piace amor”, che nell’antico castello di Venosa, dove ora sorge l’istituto dei Padri Trinitari, dove sarebbe custodito il tesoro di Federico II, dà alla luce Manfredi. Traditur che Bianca, reclusa nel Castello di Gioia del Colle, sospettata di infedeltà, abbia tagliato i seni che avevano allattato il figlio Manfredi per mandarli all’imperatore. In verità Federico sposa Bianca in articulo mortis, in punto di morte, per legittimare il figlio prediletto Manfredi. La presidente Pina Cervellino conclude sottolineando la complessità di Federico, imperator defensor ecclesiae, definito da Dante ultima possanza della casa sveva, ma anche precursore del principe rinascimentale per il culto della scienze, del diritto e della logica, come confermano le scuole istituite a Melfi di diritto e di logica. Resta indiscusso e prioritario il giudizio di Federico come iniziatore dello stato laico moderno nella lotta ai privilegi nobiliari e nell’elevazione delle classi umili, e la sintesi ideologica emerge dall’affermazione di Manfredi al fratello Corrado alla morte di Federico II “Cecidit sol mundi…, cecidit sol iustitiae, cecidit amor pacis”.
L’illustre relatore GIAMPAOLO D’ANDREA, studioso attento e rigoroso, con una ampia visione storica sottolinea la collaborazione con Fonseca, cultore del Medioevo, e presenta la vita di Federico II, privato dell’affetto materno precocemente, principe povero in cerca di un trono usurpato, che conosce il trionfo imperiale e che vive un’esistenza consumata tra scienza e filosofia, tra matematica e letteratura, tra tradizione medievale e rinnovamento politico-giuridico. La madre si spegne in convento e Federico a soli quattro anni, pur affidato alla protezione del Papa Innocenzo III, è abbandonato a se stesso, vivendo con la Palermo umile. Il grande condottiero abile nelle arti cavalleresche era raffinato ed avido di piaceri materiali, ma anche incline ai diletti dello spirito, alla conoscenza di greco, arabo, francese, tedesco con una singolare apertura interculturale verso il mondo arabo. In questa terra di Basilicata e di Puglia dalla difficile configurazione dei territori egli crea un assetto stabile, realizzando una rete di castelli dalla duplice funzione di presidi militari e di centri di cultura. Questa terra pullula di castelli federiciani, da Castel del Monte al Castello di Lucera, a Lagopesole, al palatium regium con annessa scuderia di Palazzo San Gervasio, dove Federico coltivava la sua passione ornitologica, come conferma il testo classico De arte venandi cum avibus. Federico, cultore di scienze, a Melfi gradiva discutere sui testi di Avicenna e di Averroè con Taddeo da Sessa e con Riccardo da Venosa e, cultore di diritto romano, che gli ispira le Costituzioni melfitane nel 1231, istituiva a Melfi una scuola di diritto e nel 1238 una scuola imperiale di logica. A Melfi tra gli interessi poetici, ispirati alla scuola siciliana, egli introduceva un concetto nuovo di cultura come fattore sociale, strumento del vivere civile. La grande eredità è costituita dalle Costituzioni che hanno segnato l’origine laica di un sistema politico che scardina l’anarchia, i privilegi, sostituisce i nobili con i giuristi ed eleva le classi umili. L’iconografia privilegia l’immagine di Federico imperator defensor ecclesiae, come conferma il simbolismo liturgico dalla mitra alla corona allo scettro gigliato, alla spada, al globo sormontato dalla croce ed ancora al fremito dell’aquila che rappresenta l’ascesa verso l’alto. Certo l’imperatore, svevo di origine, ha il merito di aver creato un solido impero, ma Federico, italiano per nascita, meridionale per amore, ha gettato le premesse con le Costituzioni Melfitane di un’interpretazione laica, indiscutibile eredità dello stato moderno.
Dopo la lectio magistralis di Giampaolo D’Andrea che ha suscitato il grande plauso dei numerosi presenti, il Rotary di Melfi offre il più alto riconoscimento rotariano, la Paul Harris Fellow, a Giampaolo D’Andrea in segno di encomio per l’intensa feconda attività di stimato Professore universitario, di illustre storico, di illuminato Deputato, Senatore, Parlamentare europeo, Sottosegretario e Capogabinetto del Ministro dei beni culturali. La sua vita è un ricco percorso di cultura per la comprensione ed elevazione della civiltà del popolo meridionale.
A completamento della significativa serata, la Responsabile distrettuale, dott.ssa Lucia Ferrante, procede alla premiazione di studenti del Liceo Classico di Rionero, Giuseppe Grieco e Siria Tirico, classificatisi al primo ed al terzo posto nel concorso nazionale “Etica e legalità nel web”.
La Responsabile distrettuale, dott.ssa Lucia Ferrante, rivolge il suo plauso ai giovani che si sono egregiamente distinti, esprimendo il suo apprezzamento al Rotary di Melfi ed alla Dirigente Scolastica Antonella Ruggeri, che a sua volta ringrazia il Rotary di Melfi e la Presidente Pina Cervellino per i vari services offerti alla scuola e la valenza dell’apporto formativo.
La serata, allietata dalla calda voce di una studentessa del Liceo Classico, Wanda Savella, si conclude con il compiacimento dei presenti per l’organizzazione complessiva di un evento che ha coniugato storia, cultura, legalità ed arte.

Condividi su