GIOVANI, SOCIETÀ LIQUIDA E INTERACT

È ormai opinione largamente diffusa che il paradigma della moderna società sia la “liquidità”, anche se sovente si tende a mascherare o edulcorare maldestramente una verità fattuale. Ma il re è nudo e tale resta.L’uomo dell’Internet è una contraddizione, un’aporia insolubile: sempre più connesso e sempre più sradicato, sempre più informato e sempre più senza certezze, sempre più animale social e sempre meno animale sociale. L’amorfa liquidità, teorizzata dal grande sociologo Baumann, con la sua unica sicurezza dell’insicurezza ha abbracciato sinuosamente le fondamenta mentali del nostro secolo, il suo atomismo ha contagiato rapidamente la categoria cui chi scrive appartiene: i giovani. Sarebbe certamente cosa molto bella avere, come gli epicurei, un farmaco per curare o quantomeno alleviare la malattia della liquidità e liberarci dall’ubriachezza dell’indifferenza, dell’individualismo sfrenato e dalla debolezza del pensiero. Fas non est. Ciò ovviamente non è possibile.A scrivere è però un diciannovenne che, almeno un po’, è riuscito a trovare una parte della tanto agognata “solidità”. La parola da riscoprire, tanto vetusta quanto affascinante, è “comunità”. Questo sostantivo, per la sua profondità, non può che associarsi all’esperienza giovanile dell’Interact. Lo spirito tipicamente rotariano, volto al servizio per un bene comune che trascende una meschina individualità si riflette meravigliosamente in tutte le attività del club: dagli incontri più conviviali a esperienze formative con professionisti nel settore della diplomazia. Ecco, la socialità al di là del social. Pensare, discutere, proporre sono il senso di una socialità che rinasce e che ha davvero grande significato: diplomazia, arte, cultura, scuola sono il lessico dell’Interact e di un pensiero, che almeno per me, se magari non potrà diventare “forte” di certo è “meno debole”. È lo spirito di quella magica parolina, in cui tanto credo, “comunità”.
Mario Infantino

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