LA RELAZIONE TRA MEDICO E PAZIENTE AL ROTARY CLUB FOGGIA

“Empatia del medico e sofferenza del paziente”, questo il tema trattato dal Prof. Ranieri De Maria alla conviviale del Rotary Club Foggia il 7 giugno scorso.

La serata è iniziata però, con un momento rotariano importante e, alla presenza di Antonio Bisceglia, dello Staff del Governatore e graditissimo ospite del Club, un nuovo socio, il prof.  Oreste Marcello di Giuseppe, esperto giurista e tutor presso la Cattedra di Diritto Penale dell’Università degli Studi di Foggia, è stato cooptato dal Club.

Compiaciuto il Presidente, dott. Francesco Corvelli, che, al termine del suo anno di presidenza vanta cinque nuovi soci, da varie categorie ed ambiti professionali, pronti a collaborare e disposti al service above self!

Un altro momento importante nella serata il conferimento, da parte del Presidente Corvelli, di un riconoscimento all’amica e socia avv. Maria Rosaria Judice per il service da lei coordinato nell’ambito della legalità e delle pari opportunità con il Progetto Donne 2.0, su idea dell’avv. Elena Luviso e realizzato anche con la partecipazione del Rotary Club Foggia, concluso l’8 maggio con una bellissima manifestazione a Montecitorio.

L’introduzione alla conferenza del Prof. De Maria è stata affidata al dott. Giuseppe Mammana, psichiatra e attivissimo socio del Club che ha aperto con una riflessione sullo stato dell’arte nella sanità facendo una riflessione su come la componente relazionale sia di pari importanza rispetto a quella tecnica nel successo di qualsiasi terapia. Nonostante già nel 1982 sia stato pubblicato un suo primo articolo riguardo questo concetto, però, le Facoltà di Medicina non si sono aggiornate e non prevedono, nei loro piani di studio, un approfondimento delle dinamiche relazionali. “Il nodo centrale dell’attività del medico– sostiene Mammana- è la relazione con il paziente e così il medico diventa la prima medicina!”.

Purtroppo, da una parte si rileva una accelerazione straordinaria nel campo tecnologico e dall’altra è aumentata l’insoddisfazione dei pazienti che si esplica anche con un rifugiarsi sempre maggiore nella medicina alternativa. Una sorta di fuga dalla medicina “tecnica” a quella “relazionale”.

Altro sintomo della crisi relazionale tra medico e paziente è l’aumento crescente dei contenziosi nel campo della sanità. Prosegue Mammana, “la buona salute dipende, come ormai accertato, dipende dallo stile di vita e lo stile di vita può essere influenzato dal rapporto medico paziente che, però, è reso molto difficile dalla burocratizzazione che priva il medico delle occasioni per avere una relazione proficua con il paziente.”

Pino Mammana conclude con una critica al sistema sanitario che trascura in maniera estrema questo aspetto con il conseguente aumento delle malattie e dei costi per la collettività.

Il relatore Prof. De Maria, dell’International Society for Social and Human Studies, prima di iniziare il suo intervento, non può non ricordare il legame con la nostra terra citando suo padre, il prof. Aldo De Maria, assistente del prof. Valdoni e primo direttore, negli anni ’60, del reparto di Chirurgia di Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo.

L’intervento del Prof. Ranieri De Maria si apre con una riflessione su cosa sia la salute che, a suo parere, non ha nulla a che vedere con la malattia.

La salute infatti, è legata al benessere che va definito secondo tre parametri: l’autonomia individuale, lo sviluppo e l’esercizio delle competenze professionali e una compiuta vita di relazione. Ciò significa che non solo i “malati” mancano di salute ma anche e soprattutto gli individui “sani”.

E su queste premesse che il rapporto terapeutico va ridefinito con lo scopo non soltanto di eradicare la malattia ma di guidare il paziente verso il soddisfacimento di queste tre componenti.

Prosegue De Maria, “il medico è il custode della salute ma attualmente è necessaria una sorta di alleanza tearpeutica per il lavoro comune piuttosto che l’aspetto paternalistico per far diventare il paziente protagonista di un percorso in cui, con uno scambio di informazioni reciproco e non una asimmetria informativa, si possa inaugurare quello che viene chiamato “modello deliberativo”.

Il tema della serata, molto caro a tutti i presenti, ha riscosso interesse ed è stato spunto per una ricca conversazione durante la cena.

Antonella Quarato

 

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