“Ready to START-Wake UP”. Se il Rotary sbarca su un pianeta alieno

A Riva Marina Resort, in quel di Carovigno (Brindisi), il Distretto 2120 del Rotary è sbarcato su un pianeta alieno. Parliamo del pianeta della digitalizzazione, della creatività sfidata e esaltata dagli algoritmi, del venture capital, della nuova governance finanziaria pronta a fare scouting nel genio, del passaggio dalla storia all’iperstoria (espressione della giornalista RAI Barbara Carfagna), dei nuovi Stati senza territorio fondati sulla tecnologia blockchain e sulle criptovalute, del passaggio dalla produzione di massa alla personalizzazione di massa all’insegna del motto “distinguersi per non estinguersi”, dell’artigianato tecnologico alla ricerca del wow e della “mucca viola” e altro ancora. Stiamo parlando di quel pianeta dove si coniuga il presente e si decide il futuro, che, al di là delle percezioni che ognuno di noi possa avere, è già –e fortemente- parte dominante del paesaggio sociale culturale produttivo tecnologico e umano del pianeta.

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Stiamo parlando di “Ready to START-Wake UP”, lo straordinario evento, fortemente voluto dal Distretto 2120 del Rotary e dal suo Governatore Gianni Lanzilotti.
Coraggiosa quanto lungimirante –direi unica- la scelta di Lanzilotti, nel voler fare dell’11 e 12 maggio 2018 due giorni di esperienze culturali e emozionali, per qualcuno (me compreso) quasi lunari, in cui mettere a confronto, sul piano di un confronto formativo, fatto di ben quindici workshop dinamici, e di un contest finale fra nuove startup, i nostri giovani cervelli con tecnologi, operatori di digital business, investitori in startup, project leading coaches, docenti universitari, esperti in crowdfunding e di accelerazione aziendale convenuti in Puglia da tutta Europa e trasformati in speakers e mentors d’eccezione a servizio di un sogno: quello di dare, attraverso la promozione di una cultura della innovazione e della imprenditorialità, una prospettiva alle eccellenze del Mezzogiorno che non sia la fuga e, rovesciando la medaglia, di dare al Mezzogiorno una prospettiva di sviluppo che non sia la perdita di quello straordinario capitale umano rappresentato dai suoi cervelli migliori. Non a caso a Riva Marina Resort si è parlato, fra l’altro, della ricerca di un “modello mediterraneo del digitale”, quasi prefigurazione di un futuro che rassomiglia al passato che vedeva fiorire la civiltà dell’innovazione annunciata dal Pitagora di Crotone o dall’Archimede di Siracusa, quando il pianeta alieno era più a sud.

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Proprio in nome di questo sogno (che sogno può non essere, se diventa programmazione), il Governatore Lanzilotti ha voluto spingere il Rotary, troppo spesso attardato dalla contemplazione del sé e nelle certezze della ripetitività (ahimè quanto lontane dalla ordinaria “sperimentalità del futuro” sempre indicata dal fondatore Paul Harris), verso la sfida dell’approdo sul pianeta alieno.

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E’ stata una scelta difficile, ma anche inevitabile. Inevitabile per un Rotary che voglia per davvero incontrare i giovani “leaders” che di quel pianeta –e solo di quello- sono gli abitanti: giovani capaci di trasmettere cultura nuova, energia, idee, forme inedite del progettare e del fare, creazione. Giovani che ricordano tanto i ragazzi della narrazione di Ralph Waldo Emerson, l’ispiratore di Paul Harris, i quali non si curano, come dice Marco Milanesi, del “dress code: black tie”, ma costruiscono il proprio futuro senza preoccuparsi di compiacere i “saggi” profeti di un passato già morto, confidando solo sulla propria self-reliance, sulla fiducia incondizionata nel sé progettante.
Sì, c’è tanta autentica rotarianità nella scelta coraggiosa di Gianni Lanzilotti, la rotarianità progressiva che accetta l’appello di Paul Harris di staccarsi dal presente per dover costruire un futuro sempre nuovo, le cui verità renderanno inevitabilmente mediocri quelle del presente.
Certo, sbarcare su di un pianeta alieno comporta dei rischi e delle difficoltà. C’è pure un problema di linguaggio da apprendere, ma soprattutto c’è il rischio di dover cambiare. Ma è il rischio felice di proiettare il Rotary verso i tempi nuovi, in cui accanto all’amicizia e al servizio trovino posto anche la creatività e il genio. E il Rotary non può sopravvivere se non investe, dal suo punto di vista, come una sorta di venture capital etico, nella creazione e nel genio.
In definitiva è stato questo il senso profondo, ancorché per taluni aspetti addirittura inconsapevole, di aver fatto di “Ready to Start-Wake UP” e della scommessa di individuare e premiare startup per l’innovazione del Sud, l’evento conclusivo, prima del Congresso, di questo anno rotariano del Distretto 2120 aperto significativamente alle nuove generazioni.
“Investire in creazione e genio significa contribuire all’inizio di un’altra epoca”, così la giornalista Barbara Carfagna, che a Riva Marina Resort ha guidato i lavori di talk show dell’evento.
Di una cosa si può essere certi. Se Paul Harris tornasse in questa epoca altra, non mancherebbe di dire ancora “This is the rotarian age”.

Angelo Di Summa

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