Il piacere al tempo degli “Amores” ovidiani

E’ un simposio colto quello proposto per la serata del 30 novembre 2017 dal Club Bari Alto Terra dei Peuceti congiuntamente con l’Inner Wheel Bari Alto Casamassima, in interclub con i Club Rotary Bari Ovest, Bari Sud, Bitonto Terre dell’Olio e Putignano. Relatore e protagonista è stato il Prof. Aldo Luisi, ordinario di lingua e letteratura latina presso l’Università degli Studi di Bari, che ha proposto, con un titolo particolarmente accattivante (“Lo spogliarello in epoca augustea”), una lettura attuale di alcuni passi dell’opera di Ovidio, celebre maestro latino di seduzione (doctor obsceni adulteri), e di alcuni aspetti della società latina in generale.

Dispersa la nozione, introdotta dal cristianesimo, di “peccato”, il piacere secondo i romani era un dono degli Dei, non già un male da evitare, spiega il Prof. Luisi. E la ragione di tale punto di vista risiedeva proprio nel fatto che il piacere era stato creato dagli Dei (in effetti non esenti da vizi e virtù “umani”, seguendo la ricca mitologia latina). La fruizione del piacere sessuale era ciononostante prevalente appannaggio del sesso maschile che, nella figura del pater familias, vedeva convergere un’ampia gamma di poteri e, soprattutto, di diritti, anche a scapito delle altre figure del nucleo familiare. Si pensi alle matrone romane, la cui funzione principale nel rapporto coniugale era quella di procreare in assenza di piacere sessuale nel corso dei rapporti. Altre figure femminili non erano soggette a tali vincoli di anedonia, come nel caso di concubine (co-giacevano con il pater familias, convivendo nella stessa casa della moglie-matrona), meretrici (legate al puro godimento sessuale in ambienti estranei a quello domestico), “squillo” (donne autorizzate ad entrare in ambiente domestico, ma non a vivervi) ed “escort” (donne colte, solitamente coinvolte per le trattative), per usare un’aggiornata classificazione proposta dal relatore. In questo modo, abbigliamenti ed arredi davano corpo ad un universo che declinava, dentro e fuori dalle mura domestiche, la figura femminile secondo rigide categorie sociali, il cui fine ultimo era quello di compiacere l’uomo sin dal suo iniziale manifestarsi che, nell’accezione latina, coincideva con l’indossare, all’età di quattordici anni, la toga virile (e, parallelamente, con l’avviamento alla vita sessuale tra lupanari e pagamento della spintria dovuta a seconda della “specialità” selezionata).

Ha chiuso la serata la recitazione-spiegazione di un tratto degli Amores ovidiani (1, 5) che, in continuità con quanto espresso in precedenza, si colloca al limite tra opposti convergenti, tra carnalità e raffinatezza, tra grazia e passione, rimarcando la profonda complessità della società latina, anche negli aspetti più intimi della vita sociale e privata.

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