Storytelling. Giorgio fra Rotary e jazz

Fra i giovani fisarmonicisti è fra i più titolati in assoluto. E non parliamo solo dell’Italia. Per tre volte rappresentante italiano al prestigioso “World Accordion Championship” e più di trenta concorsi nazionali ed internazionali vinti sono un palmarès di tutto rispetto per un musicista appena trentenne.
Giorgio Albanese, ostunese di nascita, consegue nel 2009 il diploma accademico in “Musica Jazz” al Conservatorio “Piccinni” di Bari e nel 2012 la specializzazione in “Nuovi Linguaggi compositivi e interpretativi” presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, in entrambi i casi con il massimo dei voti e lode.
Giorgio dall’età di otto anni suona la fisarmonica, uno strumento che fa subito pensare alla musica della tradizione folk, ma che invece lui proietta magistralmente nel mondo del jazz, compreso quello più contemporaneo, dell’improvvisazione e della sperimentazione sonora abbinata ad ambiti artistici multidisciplinari, come il teatro, il cinema e la danza.
La fisarmonica, incontrata casualmente in una esperienza infantile, è stata da sempre la sua grande passione. L’ha suonata da autodidatta prima di approdare al Conservatorio e di approfondirne lo studio con i migliori maestri d’Europa, nel corso dei tanti viaggi compiuti in cerca di stimoli e confronti sempre nuovi nel mondo della musica. E sì perché Giorgio, che sta per dare alla luce un nuovo disco, è un affamato di esperienze musicali da ricercare in ogni continente, con annessi concerti.
Gli chiedo del rapporto fra jazz e fisarmonica: un abbinamento non comune nel jazz storico. “Dopo gli anni ’50 –mi racconta- lo strumento si è certamente evoluto. Anche il suono è diventato più bello”. “D’altra parte, ciò che conta non è lo strumento, ma il linguaggio”. Lui il linguaggio lo ha incontrato nelle sonorità contemporanee dei suoi riferimenti magistrali: Art Van Damme, Frank Marocco e Richard Galliano.
Ora davanti a Giorgio si sta spalancando l’universo jazzistico americano. Infatti è in procinto di volare a Boston. Una borsa di studio, vinta dopo accurate selezioni, gli consentirà di svolgere un master presso il Berklee College of Music della capitale del Massachussets, in pratica il più importante istituto universitario al mondo per la musica contemporanea e il jazz. Potrebbe essere la svolta definitiva della sua giovane vita artistica, con prospettive ad oggi assolutamente imprevedibili.
Giorgio in America ci va pure da rotariano. Infatti Giorgio Albanese è anche socio del Rotary Club di Ostuni. Due anni fa ha accettato l’invito di alcuni amici, con l’ambizione di essere il rotariano più giovane del Distretto, felice di entrare in “un gruppo di persone che in amicizia possono far qualcosa di buono per il prossimo”. “Sì, ho visto il Rotary come un’occasione non comune per mantenere vivi valori etici che oggi, in una società troppo individualista, sembrano fuori moda”.
Chissà, gli dico, se ritroverai ancora la tua rotarianità nell’avventura americana che ti accingi a vivere. Giorgio ne è sicuro, sulla base della mission propria del Berklee College, che mira proprio a far nascere una comunità di musicisti che facciano musica contemporanea dall’alto valore etico. “Ci sono forti consonanze con i valori del Rotary”.
Per Giorgio la musica ha in sé una grande valenza etica e umanistica. “La musica è stata donata dal Cielo agli uomini proprio per emozionarli, elevarne l’animo e orientarli al bene: questa è la mia ideologia”.
“La musica non dà risposte. Quelle le dà la scienza. Ma la musica pone le domande, crea curiosità, che, a sua volta, dispone all’apertura e, quindi, alla cultura”.
Giorgio è convinto della origine primigenia, divina del progresso cosmico e umano. Nella sua cosmologia, “il suono precede il verbo. Lo stesso big bang è stato una esplosione di luce e di suono”. Tutto ciò spiega “la inimmaginabile potenza della musica, che è stata sempre al centro della cultura di tutti i popoli, dagli egizi ai greci ai cinesi. Una antica leggenda etiope racconta che in origine all’uomo, prima della parola, era stato concesso il canto. La musica è servita per l’ascesi e per le guarigioni. Con lo spazio e il tempo, essa è alla base della forza primordiale dell’esistenza. La musica ha pure un valore esoterico”.
E’ vero –dico a Giorgio- tutto ciò c’entra parecchio con il Rotary. E gli ricordo che nel primo club, quello fondato da Paul Harris, il canto aveva una funzione molto importante per sviluppare il senso di amicizia fra i soci. Ogni incontro si apriva con il canto e Paul Harris citava Platone: “Attraverso la musica l’anima apprende l’armonia e il ritmo e inoltre si predispone alla giustizia”. Giorgio è felice di sentire queste cose, ma non si sorprende. In lui piuttosto c’è il rammarico che questa tradizione rotariana non abbia mai preso piede in Italia.
Qualcosa puoi fare, dico per alleggerire il dialogo. Cosa?, mi fa. Beh, visto che sei anche ottimo compositore, in America potresti comporre un “Paul Harris blues”.
Sorride. “Può essere una idea….”

Angelo Di Summa

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