Lettera del Governatore Novembre 2018

venerdì, 02 novembre 2018 by

Lettera del Governatore

Novembre: mese della Fondazione Rotary

                                                                                                                                                        

Cari amici,                                                                           

il Mahatma Gandhi suggerì, una volta: “Non dite alla gente cosa fare, ma raccontate una storia e loro capiranno”. Per “raccontare la storia” della Fondazione Rotary dobbiamo rammentare che essa è legata soprattutto alla figura di Archibald (Arch) Klumph, 6° Presidente del Rotary International che al Congresso Internazionale del 1917 propose di istituire un fondo destinato a “fare del bene nel mondo”. Nel 1928 questo fondo fu ribattezzato Fondazione Rotary con la mission di consentire ai rotariani di promuovere la comprensione mondiale, la buona volontà e la pace attraverso lo svolgimento di progetti attuati nei settori della salute, dell’educazione, della lotta alla povertà e dello sviluppo delle comunità e “fare del bene nel mondo” divenne il motto ufficiale della Fondazione. Del resto, Arch Klumph, in una lettera inviata, nel 1929, a Presidenti di Club Rotary, scrisse: “Non dovremmo vivere solo per noi stessi, ma per la gioia che si prova nel fare il bene del prossimo”. Questo “bene” viene fatto dal Rotary attraverso la sua Fondazione operando non solo con programmi per la salute  (grande è, ad esempio il nostro progetto Polio Plus che, con la nostra tenacia, andrà a fine), ma anche con programmi di sussidi umanitari e programmi educativi (come le Borse di Studio per Ambasciatori della Pace o gli Scambi di Gruppi di Studio) assicurando anche una costante attenzione ai temi dello sviluppo economico delle comunità. La Fondazione Rotary rappresenta, quindi, il “braccio operativo” della progettualità e della azione di servizio della nostra Associazione. E’ una struttura prestigiosa caratterizzata da grande ed alacre attivismo. Un attivismo che nasce dalla nostra filantropia, dal nostro servizio (“dono”) disinteressato (“serve above self”). Martin Luther King ebbe, una volta, a dire: “ Tutti possono essere grandi, perché tutti possono donare. Ci vuole cuore per capire le necessità altrui. Ci vuole mente saggia per decidere il da farsi”.

Il “da farsi”, della Fondazione Rotary è grande ed ambizioso ed è informato dai nostri valori e dai nostri ideali. A tal proposito, è il caso, cari amici, di richiamare alla nostra memoria (con umiltà e al contempo con un po’ di fierezza) le parole a noi dedicate dal Santo Padre Giovanni Paolo II in un suo discorso del 1989: “… il nobile ideale del servire che i rotariani recano come emblema distintivo, invita quelli che contano di più a sentirsi responsabili dei più deboli e, anziché chiudersi egoisticamente nella difesa dei propri interessi particolari, a impegnarsi concretamente nella promozione del bene di tutti”.

 

Sosteniamo, allora, la Rotary Foundation, perché essa saprà sempre  indicarci il “da farsi” per permetterci di operare con… mente e cuore per la solidarietà!

Vi abbraccio nel Rotary.

Viva il Rotary!

 

Lettera del Governatore Ottobre 2018

lunedì, 01 ottobre 2018 by

Lettera del Governatore

Ottobre: mese dello Sviluppo Economico e Comunitario

Cari amici,

il Rotary dedica una costante attenzione al tema dello Sviluppo Economico e Comunitario. Questa attenzione è ribadita, tra l’altro, anche nella Visione del Rotary che recita (come sappiamo e come è bene ripetere): “Crediamo in un mondo dove tutti i popoli, insieme, promuovono cambiamenti positivi e duraturi nelle comunità vicine, in quelle lontane, in ognuno di noi”.

Nelle intenzioni del Rotary, lo sviluppo economico e comunitario deve essere teso a promuovere cambiamenti volti a migliorare, sempre più, le condizioni fisiche e morali di vita nelle comunità con l’obiettivo di affermare, un giorno, di poter pienamente vivere in un mondo di pace e di buone relazioni tra i popoli.

Due, a questo punto, potrebbero essere le obiezioni sollevabili soprattutto da chi (spero di poter dire) non è rotariano: 1) si tratta di discorsi un po’ utopistici; 2) si tratta di discorsi un po’ formalistici. Per confutare la prima possibile obiezione può essere utile la citazione di un brano tratto da un discorso rivolto agli argentini dall’allora cardinale Bergoglio (l’attuale Papa Francesco), confluito, poi, in un volumetto dal titolo ”Noi come cittadini Noi come popolo” (Libreria Editrice Vaticana-Jaca Book, 2013). Riportiamo il brano: “Un cittadino deve necessariamente vivere secondo utopie per il bene comune. L’utopia come <cammino verso> o, come direbbero gli scolastici, come <causa finale>, ciò che attrae; quello a cui devi arrivare: il bene comune. L’utopia non è fuga, con significato deteriore. Qui, invece, è in senso positivo, come causa finale, come <telos>”.

Gli scolastici citati da Bergoglio, come si sa, si rifacevano ad Aristotele, secondo il quale ogni cosa ed ogni essere vivente ha il suo telos, ovvero un suo scopo interiore che deve essere raggiunto. Un seme, ad esempio, ha un suo telos: diventare una pianta. Per quanto riguarda gli uomini, Aristotele pensava che il telos della vita umana fosse la felicità, intesa come bene comune (“sommo bene”). Non è perciò deteriore utopia puntare alla costruzione del bene comune. L’importante è crederci curando di non essere, parafrasando il Vangelo(Luca,24,25), “lenti di cuore”e, cioè, poco attivi e partecipi e, semmai, solo attenti a formalità e ad atteggiamenti di maniera. Questa ultima riflessione ci offre lo spunto per passare a confutare la seconda possibile obiezione riguardo ad un presunto formalismo dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Anche in questo caso può esserci di aiuto la lettura di un brano tratto dal testo di Bergoglio che abbiamo prima citato: “Per formare una comunità ciascuno di noi ha un <munus>,un ufficio, un compito un obbligo, un darsi, un impegnarsi, un dedicarsi agli altri. Queste categorie, che ci vengono dal patrimonio storico-culturale, sono cadute nell’oblio, oscurate di fronte all’impellente spinta dell’individualismo consumistico che unicamente chiede, esige,domanda, critica, moraleggia e, incentrato su se stesso, non aggrega, non scommette, non rischia, non <si mette in gioco> per gli altri”.

L’obiettivo dei rotariani è proprio quello di “mettersi in gioco per gli altri” per favorire, tra l’altro, anche lo sviluppo economico e comunitario attraverso l’attuazione di progetti che possono essere dai più semplici ai più complessi, ma che sempre devono vedere il nostro impegno di servizio. Del resto, il compianto Dag Hammarskioeld (Segretario generale dell’ONU negli anni sessanta del secolo scorso e Premio Nobel, postumo, per la Pace) ha lasciato scritto in uno dei suoi appunti: “Il vero potere non è quello delle <grandi> nazioni del mondo. Il vero potere è <servire gli altri>”.  

Vi abbraccio nel Rotary.

Viva il Rotary!

 

Lettera del Governatore

Settembre: Mese dell’alfabetizzazione e della educazione di base

Cari amici,

nel mese di settembre i rotariani riflettono sull’importante aspetto legato alla alfabetizzazione e alla educazione di base, una delle grandi sei aree di intervento della Fondazione Rotary (le altre sono: pace e prevenzione/risoluzione dei conflitti; prevenzione e cura delle malattie; acqua e strutture igienico-sanitarie; salute materna e infantile; sviluppo economico e comunitario).

Il Rotary tiene molto a favorire l’alfabetizzazione e la educazione di base nelle comunità.

Alfabetizzare significa, letteralmente, “insegnare l’alfabeto”, cioè fornire la capacità di leggere e di scrivere. L’alfabetizzazione, però, non va confusa con l’alfabetismo (che è il solo saper leggere e scrivere) in quanto l’alfabetizzazione include la possibilità di far perseguire un percorso civile e sociale all’individuo.

L’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) definisce, infatti, che una persona è alfabetizzata quando ha acquisito quelle conoscenze e quelle competenze essenziali che gli consentono di prendere parte alle attività sociali ed operare pienamente nel suo gruppo e nella sua comunità. L’acquisizione di tali conoscenze e competenze diventa, così, un utile supporto fornito all’individuo per usare tali abilità a favore della propria crescita che, con un processo che potremmo definire di “risonanza creativa” (arricchimento reciproco di idee e di azioni a seguito di scambi di conoscenze ed abilità) contribuisce a favorire anche lo sviluppo della intera comunità. Anche l’impegno che noi mettiamo nell’elaborare ed attuare progetti tesi al miglioramento della cosiddetta educazione di base ci permette di perseguire scopi simili a quelli rivolti verso la alfabetizzazione. Con la educazione di base, infatti, l’intento è quello di favorire cambiamenti (da educere: “condurre fuori”) riguardo al grande tema sociale dello sviluppo dell’individuo e delle comunità.

I progetti di alfabetizzazione e di educazione di base permettono di ottenere, tra l’altro, il recupero e il rientro nella società, come parte attiva, di fasce sociali che altrimenti resterebbero escluse da quei processi di cambiamento, miglioramento e progresso da noi sempre perseguiti per le comunità di tutto il mondo. Questo perché educare deve significare anche e soprattutto proporre linee costruttive che aiutino a crescere e a trovare scopi di comunicazione e condivisione tra le genti. Questi intenti ci portano a sottolineare anche il ruolo della cosiddetta educazione interculturale costituita da quell’insieme di percorsi educativi che favoriscono la conoscenza di altre culture e che permettono di instaurare nei loro confronti un atteggiamento di apertura e di dialogo che, a ben vedere, è il vero grande obiettivo finale cui tende il Rotary con i suoi sforzi e i suoi progetti di bene comune. Il Rotary è, infatti (ed è bello riaffermarlo), una “Associazione di Club di Servizio che promuove l’intesa mondiale, la buona volontà e la pace operando nei settori della salute, della educazione, della lotta alla povertà e dello sviluppo delle comunità”.

Buon Rotary, perciò, cari amici.

Continuiamo a favorire, a elaborare e a realizzare progetti sulla alfabetizzazione e la educazione di base con… “Mente e Cuore per la Solidarietà” ! 

Vi abbraccio.

Lettera del Governatore Agosto 2018

lunedì, 30 luglio 2018 by

Agosto: Mese dell’Effettivo e sviluppo di nuovi Club

Cari amici,

Agosto è il mese da noi dedicato allo sviluppo dell’Effettivo che è rappresentato da tre aree di intervento: il reclutamento di nuovi soci (cogliamo l’occasione per salutare con affetto i nuovi amici rotariani di recente immessi nei Club), la conservazione di quelli esistenti (resi attivi da una attenta azione di coinvolgimento ed interesse) e l’organizzazione di nuovi Club. Come attuare quanto previsto in queste aree di intervento? Rifacciamoci ad uno dei nostri documenti più importanti, il “Rotary Code of Policies”, che in un passo (RCP 5.090) recita: “Per attirare nuovi soci qualificati e ridurre le perdite dell’effettivo, i Club devono fare pieno ed adeguato uso dei provvedimenti esistenti per l’espansione interna, mantenere e migliorare i servizi in favore della comunità e intraprendere attività capaci di stimolare e conservare l’interesse dei singoli soci.” A queste indicazioni, io mi permetto di aggiungere un mio consiglio: prestare attenzione alla fase di “cooptazione” di un nuovo socio.

Nel fare avvicinare al Rotary un nuovo possibile rotariano, prendiamo in considerazione soprattutto le caratteristiche umane, morali e sociali dell’interessato. Caratteristiche che un giorno ci potrebbero far dire: “Ecco un buon rotariano!.” Un buon metodo, nello svolgere questa fase osservazionale volta alla valutazione di un nuovo possibile socio rotariano, è quello di farsi supportare, farsi “ispirare” dai nostri cinque valori fondativi (Amicizia, Leadership, Integrità, Diversità, Servizio). Riflettiamo, però, sul fatto, cari amici, che nelle nostre declinazioni valoriali capita di citare, più spesso, il valore dell’amicizia rispetto al valore, per esempio, dell’integrità che è valore pari, per importanza, al grandissimo valore dell’amicizia, ma, al contempo e a pensarci bene, ha una valenza in più rispetto all’amicizia: esso sottende a tutti e quattro gli altri valori prima enumerati.

L’integrità, infatti, è alla base di una vera amicizia; l’integrità è un valore richiesto al rotariano per poter essere un leader; è l’integrità a far emergere la “diversità” dei nostri comportamenti tesi ad azioni verso il bene comune in un mondo sempre più orientato ad un vuoto individualismo e a disattenzioni umane; ed è l’integrità, infine, che ci spinge al nostro particolare modo di “servire” che è, come amiamo dire (e come è giusto dire), “al di sopra di ogni interesse personale”. L’integrità, dunque, ha questa “trasversalità” tra i nostri valori. Esaminare l’origine della parola “integrità” può esserci utile per comprendere il perché dell’importanza che noi diamo a questo valore. “Integrità” è “l’essere integro” e il vocabolo “integro” ha significato di completo, intero, intatto. In senso figurato “integro” ha anche significato di onesto e perciò rimanda ad altri valori quali lealtà, rispetto, trasparenza, responsabilità: tutti valori che noi “cerchiamo” nel possibile rotariano al momento della sua cooptazione a socio perché necessari per sostenere le nostre idee e svolgere le nostre azioni. Una persona integra è un vero leader di sé stesso e può essere leader verso gli altri e questo perché, parafrasando Blasie Pascal (il grande matematico e filosofo francese vissuto nel seicento), riesce a “rendere forte ciò che è giusto”.

La forza qui evocata non è quella fisica, ma è quella morale, spirituale. E’ una forza “umile” (nel senso di “humus”, terreno, legato quindi alla realtà) e perciò non è vulnerabile. E’ una
forza “direzionata al bene” nella consapevolezza delle sue possibilità e dei suoi limiti. Questa forza non crea aspettative illusorie perché l’uomo, quando è dotato della forza della sua integrità, ha una parola chiara, semplice, credibile e svolge azioni chiare, semplici, credibili. L’integrità è foriera, perciò, di comportamenti empatici (perché legati alla concreta attenzione verso gli altri), trasparenti (perché disinteressati), fattivi (perché radicati, con umiltà, nella realtà) e responsabili (perché richiedenti il proprio e l’altrui impegno). Sono questi, tra l’altro, i comportamenti sempre auspicati dai padri fondatori del Rotary e perseguiti, nel prosieguo, da tutti noi. Intendiamoci: l’integrità non è una via “facile” da seguire. La nostra attuale società propone spesso vie che comportano una “minore resistenza morale” rispetto all’impegno verso sé stessi che l’integrità richiede. A tal proposito vale la pena rammentare che l’opposto di “integrità” è “corruzione”, cioè qualcosa che è stato scalfito, corrotto nella sua interezza, nella sua pienezza. Il rotariano, comunque, sa di questi “aspetti” del mondo, ma non rinuncia ai suoi valori e, forte di questi, affronta la vita. Questo modo di pensare e di essere ha attratto, negli anni, molte persone verso il Rotary e il rotariano ha il dovere di fare opera di sensibilizzazione verso queste idee che costituiscono il suo “sentire” più profondo.

Nel rotariano, infatti, il concetto di integrità è fortemente legato al concetto dell’”etica rotariana”. L’ethos (il “carattere”) del rotariano ha a cuore le “fragilità” presenti attorno alla propria realtà e nel mondo ed è per rispondere, per quanto possibile, a queste “fragilità” che Paul Harris fondò il Rotary. “Fragile” viene dal verbo latino “frangere” ed evoca qualcosa che, sottoposto a tensione, può rompersi. Di fronte alla “fragilità” viene naturale rispondere con qualcosa di “solido” che evita, cioè, la “rottura” e permette di mantenere la “integrità”. Dal termine “solido” e dal termine “integrità” nascono, poi, altri due termini che sono alla base del nostro agire rotariano: “solidarietà” e “integrazione”. L’insieme dei valori morali e civili che sottendono alla solidarietà ci spinge ad operare per il bene comune, mentre favorire l’integrazione (processo che comporta un adattamento reciproco tra vari elementi di culture differenti) è in linea con gli intenti primari del Rotary che pone, tra i suoi più importanti obiettivi, la volontà di “promuovere una migliore comprensione reciproca e amichevoli relazioni fra i popoli di tutto il mondo”. Operare per la solidarietà e l’integrazione richiede un impegno “alto” e costante da parte del rotariano e richiede, come direbbe lo scrittore e psichiatra Eugenio Borgna, “responsabilità e speranza”. Continuiamo, dunque, a perseguire i nostri obiettivi, forti dei nostri ideali, procurando di seguitare a coltivare il valore della nostra integrità, sorretti, sempre, (citando il titolo di un bel libro di Max Mannheimer) da “una speranza ostinata.”
Vi abbraccio, nel Rotary, con “mente e cuore.”

Viva il Rotary!

 

 

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